Oggi l'Italia non è governata, il centrodestra è troppo impegnato a risolvere i suoi problemi interni e i problemi personali del suo Leader e il centrosinistra è troppo impegnato ad aspettare cosa farà il centrodestra.
Una situazione insostenibile nella quale c'è una totale dissociazione fra le esigenze del paese reale e la politica. In un momento dove albeggia una ripresina economica, dove si preannuncia un autunno denso di rivendicazioni dei lavoratori, dove la scuola è in fermento, dove i nodi sui conti della sanità arriveranno al pettine, dove i buchi di bilancio delle amministrazioni locali verranno alla ribalta è fondamentale avere un Governo in grado di fronteggiare tutte queste situazioni.
Si apre un dilemma fra elezioni si o elezioni no che è legittima ma che non può prescindere dal fatto che una reale maggioranza di centrodestra non esiste più e che imporla porterebbe ad un rapporto conflittuale che genererebbe solamente perdite di tempo di cui il Paese non ha bisogno e non può permettersi. Se guardiamo a sinistra il quadro non è sicuramente più confortante in quanto la strategia che vuole unire tutti quelli che sono "contro", senza un progetto politico che li includa, è fallimentare solo dalla sua concezione.
L'unica cosa che resta da fare è un governo di transizione che permetta di preparare tutti i presupposti per un contraddittorio democratico dove le forze politiche si confrontino su contenuti programmatici rivolti esclusivamente alla soluzione dei problemi concreti dei cittadini e ad un progetto che renda innovativo il nostro Paese nella concezione di uno Stato più vicino ai nuovi corsi storici che vedono un mondo sempre più poliedrico dove tutte le vecchie ideologie e terminologie si confondono perdendo di sostanza e a cui vanno date risposte nuove con chiare e ineludibili indicazioni.
Il centrodestra dovrebbe mettere "in pensione" il suo attuale Leader per aprire una nuova fase politica dove far emergere una classe Dirigente che non si coaguli intorno ad una persona ma intorno ad un progetto politico ed ai dirigenti politici che lo sostengono.
Il centrosinistra deve mettere "in pensione" la sua attuale nomenclatura selezionando una nuova classe Dirigente, di cui ci sono tutti i presupposti, per liberarsi da stereotipi vetusti e arcaici su cui ha vissuto di rendita sino a ieri e che l'ha fatto allontanare dalla percezione del paese reale costruendo una base programmatica ad ampio spettro che sappia far confluire tutte le anime del centrosinistra per portarle fuori dalla parcellizzazione che, sino ad oggi, ha generato impotenza e incapacità di confronto con il centrodestra.
Il rischio che si corre oggi è che il vuoto politico generi la necessità di vedere la soluzione dei problemi nell' "uomo forte" della "provvidenza" a cui qualsiasi vero democratico non può che considerarsi avverso e noi dell'Italia dei Valori, essendo radicalmente democratici e fedeli alla Costituzione Repubblicana, ci batteremo affinché ciò non possa avvenire.
Alessandro Milani
IDV Varese
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